"Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e
non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.
Non sono quelle delle fiabe, perchè loro qualche bugia la dicono.
Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte,
ma non mentono sui sentimenti.
non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.
Non sono quelle delle fiabe, perchè loro qualche bugia la dicono.
Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte,
ma non mentono sui sentimenti.
Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto,
che vivono i propri sentimenti
e non hanno paura di manifestarli.
Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua,
che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.
Spesso passano per "ignoranti", perché sembrano cafone
e invadenti per la loro mancanza di buone maniere,
ma sono anche molto spesso delle "fate"
perché capaci di compiere il "miracolo" di travolgerci,
costringendoci a dare una svolta alla nostra vita."
che vivono i propri sentimenti
e non hanno paura di manifestarli.
Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua,
che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.
Spesso passano per "ignoranti", perché sembrano cafone
e invadenti per la loro mancanza di buone maniere,
ma sono anche molto spesso delle "fate"
perché capaci di compiere il "miracolo" di travolgerci,
costringendoci a dare una svolta alla nostra vita."
F.Ozpetek
Mentre leggevo questo quarto di pagina trovato sul Web, ho pensato a R.
Adesso che il nostro rapporto sta scivolando nel baratro,mi sento più nostalgica che mai.
Stamattina mi rigiravo nel letto in continuazione.
Non riesco a fare quel gesto banale che credo metterà fine a tutto.
Riuscivo soltanto ad esserle grata per tutto quello che ha fatto per me.
Mi ha raccolto in un vicolo cieco come un gatto randagio e ignorando i miei soffi indespettiti ha sorriso mettendomi dentro il suo cappotto,portandomi con sè.
La sento lontana e distante.
Non riesco a ricordarmi il giorno in cui ci siamo viste l'ultima volta.
Non so orientarlo sul calendario.
Ricordo solo che abbiamo parlato di niente ed io mi sentivo a disagio,come se lei fosse un'estranea ed io volessi mandarla via per rimanere sola.
Se penso che nel Week-end potremmo vederci sento una fitta allo stomaco.
Ho pensato di portare P. che ancora una volta,la milionesima forse,si dimostra la mia ancora di salvezza.
Solo di lei,che conosce l'inconfessabile, posso fidarmi senza reticenze.
Ma poi scaccio via questo pensiero cattivo.
So che le cose stanno cambiando.Sto cercando di farci i conti senza impazzire.
Forse abbiamo smesso di farci compagnia, adesso lei deve appartenere a qualcun'altro.
Forse devo smetterla di tenerla stretta a me.
Devo staccare uno ad uno i miei artigli da gattino randagio e lasciarmi poggiare a terra.
Forse anche io devo andare da qualche altra parte,come lei.
Possiamo rimanere un pò l'una vicina all'altra, nell'attesa di quello che ci attende.
Ps. Rileggendo,mi rendo conto di quanto appaia verosimile che io stia parlando d'amore.
La cosa mi fa sorridere ripensando allo scambio di battute avute con R.
"Lascia stare,che mia madre ha dei dubbi sempre più persistenti sulla mia sessualità"
"Sempre più pertinenti,vorrai dire"
Li per li ho riso di gusto anche io.
La sua proprietà di linguaggio e la sua arguzia sono le cose che apprezzo maggiormente in lei.Ma poi passato qualche secondo mi sono accigliata senza volerlo.
Ho pensato che non eravamo più cosi tanto in confidenza per permetterle certe cose.
Mi sono morsa la lingua mentre pensavo che non le volevo più abbastanza bene da non perdonargliela.