giovedì 28 luglio 2011

VII

Non capisco il senso di questa paura cosi all'improvviso.
Ero stata serena fino ad adesso,sapendo che i miei partivano per quattro giorni per una vacanza.Forse non mi permettevo di pensarci troppo ma ero convinta di
essere assolutamente entusiasta di questa cosa.Adesso però sapendo che partono stanotte, non mi sento molto bene.
Tutti questi giorni da sola,tutti questi giorni in cui la mia solita routine verrà brutalmente annullata per fare spazio ad un'insolita libertà, mi fa mancare il terreno sotto i piedi.
Mi sento le gambe letteralmente tagliate dalla paura.
Ed è assurdo perchè so benissimo che potrei andare a casa di mia sorella,se non addirittura da mia nonna o chiedere a M. e R. di restare qui a dormire.
Per non parlare di P. a cui vorrei chiedere di trasferirsi qui seduta stante se non fosse per il lavoro.
Ma fatto sta che mi sento nervosa comunque.
Faccio mentalmente il calcolo degli impegni che potrei avere per riempire le giornate e le notti ma c'è sempre qualche buco che minaccia la mia tranquillità.
Sono davvero cosi debole?
Ho davvero cosi poca forza?
Non voglio rovinare la gita dei miei genitori,non lo farei per niente al mondo anche correndo il rischio di stare male ma questa sensazione di disagio non ne vuole sapere di mollarmi.
Eppure sono a casa mia,circondata dalle mie cianfrusaglie.Questo dovrebbe farmi sentire al sicuro.
Ho bisogno sempre di sentire la sensazione di poter essere presa al volo.Soltanto il calore della propria casa,che la si odi o meno, può riuscire a darti questa sensazione.
Il sapere che i miei sono comunque a qualche porta di distanza mi fa sentire sicura,come quando ero piccola e mi stringevo a mia madre sul divano sotto le coperte quando fuori pioveva forte.
Non riesco a fare dei respiri profondi,ma questa è una prova ed io devo mettermi in gioco.
Non riuscirò mai ad affrontare la benchè minima battaglia se non mi alleno a diventare più sicura di me.
Forse questa è la sfida giusta.
Sono circondata da persone nuove che stanno imparando a volermi bene, e quelle che da anni mi stanno accanto e non sono mai andate via.
Andrà tutto bene,forse ho bisogno che ci sia qualcuno a dirmelo di tanto in tanto.
Andrà tutto bene.Sono solo pochi giorni,e poi tutto tornerà come prima.
Questi giorni potrebbero forgiare il mio spirito reso debole dall'agonia e renderlo spiritualmente più forte.

venerdì 22 luglio 2011

VI

Le occasione per scrivere, quando si vive si moltiplicano.
Anche se la vita segreta della mia tristezza mi appasiona,niente rende più appetibile una pagina bianca di un'emozione che solo il mondo fuori da te stesso può darti.
Come dire di poter scegliere tra una tristezza in solitaria ed una in mezzo alla gente.
Sono entrambe così diversamente utili che scegliere non è decisamente possibile.
Ma oggi no.


"Perché scrivi solo cose tristi?
  Perché quando sono felice esco."


Adesso forse il parolone è azzardato.
Ma sto uscendo con P. e questo per me,equivale ad una bella giornata.


Ps. Ho saputo che A. e N. hanno rotto.
Per un'attimo la brillante e infausta percezione di noi due,uniti da chissà cosa e per chissà quale motivo ha fatto capolino nel mio stomaco.Ho cercato di darmi un tono ma questa speranza
non vuole decidersi a svolazzare via da me.
Bisogna stare attenti a campare di speranze,perchè si potrebbe vivere per sempre.
Meglio sopravvivere d'amore,se non altro la fine è assicurata.

mercoledì 20 luglio 2011

V

Ogni volta che sono insieme a R. e M. o comunque persone con le quali,nonostante la simpatia non conosco bene, mi sento pervasa da un senso di disagio davvero potentissimo
che mi spinge a sorridere fino a farmi venire una paresi.
P. è una presenza confortante nella mia vita,è una spalla su cui piangere e un'ancora alla quale appoggiarsi per chiedere di essere salvata.
Adesso che non ci sentiamo più cosi spesso me ne rendo conto più chiaramente che mai.
L'amicizia profonda che ti lega davvero a qualcuno ti da un senso di assuefazione potente quanto una droga letale,e altrettanto illegale.
Ogni volta che sono in compagnia di persone che non conosco e che soprattutto non mi conoscono tendo a giocare a far finta di essere me.
Con gli estranei posso essere la me stessa che ho sempre voluto e per un pò la cosa riesce a risollevarmi lo spirito riuscendo a divertirmi davvero.
Arriva un momento però in cui la spensieratezza passa e il peso di essere la persona che davvero sono, rischia di schiacciarmi in malo modo.
Allora ritorno ad agognare la compagnia delle persone con cui non devo fingere di essere nessuna me,devo solo essere.
Ma so che questo staus non può durare per sempre,le persone che adesso considero importanti per il mio benessere non potranno esserci per sempre.
Riesco a farmi prendere delle paranoie assurde sul futuro di P. e di quanti anni di amicizia saldamente vera possono in effetti rimanerci.
Io ho bisogno di tempo,esigo lentezza.Il logorio dei rapporti umani scorre cosi veloce da terrorizzarmi.
Ho bisogno di dilatare lo spazio,plasmarlo secondo il dolore del giorno e l'umore del tempo.
La velocità mi crea angoscia,mi rattrista come siamo effettivamente capaci di bruciare in un'istante ciò che abbiamo aspettato per una vita.Ma allora che senso ha?
Bisogna consumare la vita lentamente.Mi rendo conto di essere una persona noiosa e devo ammettere che a me proprio non piace divertirmi.
Annoiarmi è molto più interessante.Anche R. mi sembrava sulla mia lunghezza d'onda e lentezza ma ho scoperto non essere così.
La cosa non mi dispiace,ho trovato in lei un'amica interessante e stimolante.
A volte però va tutto troppo veloce,io ho bisogno di tempo.
Ho bisogno di riflettere,di mettermi buona a pensare, mettere nero su bianco quello che provo anzi scoprirlo leggendomi,finalmente chiara a me stessa anche se un pò alla volta.
Però ho la sensazione di stare facendo di nuovo le cose sbagliate,anche dopo aver cambiato metodo.
E' come se ci fosse la mia firma su ogni fallimento che prometto di non fare.
Non posso andare avanti facendo cose che non mi piacciono,fingendo di divertirmi quando non è cosi.
La salvezza non arriverà fingendo,ma ammettendo per una volta la verità.
O forse,ascoltando la vocetta irritante del mio stomaco,la salvezza non arriverà affatto ed ogni mio tentativo fallirà miseramente.
Non posso passare un'intera vita a sorridere in questo modo,se devo ridere allora devo farlo davvero.
Solo non so come si fa,davvero non ne ho la minima idea.

Oggi ho rivisto A. era in macchina mentre ero sul motore con R.,l'ho visto e ci siamo guardati per un'attimo.
Questa volta il secondo che ci ha uniti è stato davvero tale.Vedi che sto riuscendo a dimenticarti?Non dilato più i secondi del cuore per te.
Mi sono girata di scatto,e spero che tu ti sia accorto che ero io,che mi sono voltata per non salutarti.
E' stato un gesto instintivo,nemmeno le mie giunture vogliono vederti più.Adesso si piegano al mio volere.
Ogni tanto però mi manca la persona che eri.
Mentre R. continuava a guidare io mi sono chiesta che fine avesse fatto tutti i sentimenti che ho provato per te.
Forse dopo tanti bocconi amari,con la bile che li corrodeva fino all'inverosimile, c'è l'hanno fatta a scendere fino allo stomaco e poi più giù fino a finire dentro lo scarico del water.
Mi sa che è quella la fine che fa l'amore.Fa dei giri immensi,poi ritorna ma alla fine va sempre giù.
Nelle fognature.Per dire che tanto anche noi,presto o tardi non ci è dato sapere,finiremo in cenere.

domenica 17 luglio 2011

IV

Andrà bene,andrà male.Andrà bene,andrà male.
Ho questi pensieri che si alternano nella mia testa in modo pressochè cristallino.
Sto finendo le pile,temo.
Le persone inette come me,inette al vivere e al solo respirare, hanno sempre mal di stomaco.
Hanno mal di stomaco il primo giorno di scuola,hanno mal di stomaco quando il ragazzo che gli piace guarda verso di loro,hanno mal di stomaco persino quando le amiche si mettono in quel cerchio immaginario di confidenze e sentono che tra quattro persone tocca a loro.
Cominciano ad avere mal di pancia prima che ce ne sia bisogno.
Cosi,per portarsi avanti.
Io ho mal di stomaco adesso,per la sola idea della vita dei giorni seguenti che mi aspetta.
A volte penso che potrei riprendere le medicine,ma per un verso o per un'altro non è mai il momento adatto.
C'è questa forza che cospira affinchè io ce la possa fare da sola (o almeno inconsciamente credo) che mi sfinisce.Cosi non prendo le medicine e non sto ne troppo bene,ne troppo male.
Mi limito a stare.E non è nemmeno troppo male in effetti.Ma non ho memoria di giorni troppo felici con cui paragonare queste giornate senza cambi di registro.Per cui mi limito a dire che va bene,arrontondando per difetto.
Le persone come me,sono sempre quelle che credono che potrebbero trovarsi meglio nel posto in cui non sono.Mi sento sempre a disagio in mezzo alla gente,finisce che ho cosi tante riflessioni in testa che rischio di impazzire.La verità è che mi piace spogliare la natura dei rapporti sociali e ridurla all'osso.Definisco cosi cinicamente i rapporti umani e la loro ingenua e soprattutto conveniente ragion d'amore,ma quando devo consigliare qualcuno su come agire, raccomando di seguire sempre il cuore.
Non ho mai incontrato nessuno di cosi strano quanto me,per raccomandargli di seguire unicamente lo stomaco,che ho sempre reputato la cosa più intelligente da fare.
L'altro ieri io e R. abbiamo avuto la brillante idea di passare dal quartiere fighettino dopo essere andate al cinema.
L'idea,peraltro è stata sua,io mi sono solo limitata ad annuire.
C'era tutta questa vita,tutto quel rumore di corazze vintage vuote che si scontravano tra di loro.
Cercando ancora una goccia tra le pareti dell'anima da poter dissipare.
Io tenevo gli occhi a terra badando solo a non scontrare nessuno,ogni volta che sono in mezzo alla gente mi viene in mente la vecchia storia che la  mamma di R. mi raccontava sempre a proposito di un paio di scarpe e di una ragazzina sensibile,per cui ogni volta che sono circondata dalla gente non posso fare a meno di guardarmi con circospezione le scarpe,ammonendomi di tenerle al sicuro.
Poi sorrido perchè è il ricordo stesso della sensazione a farmi sentire al sicuro tra la folla ancor più della sensazione stessa.


Vorrei avere i capelli rossi,e più di ogni altra cosa vorrei imparare a scarabocchiare su un foglio bianco senza sentirmi in colpa.

giovedì 14 luglio 2011

III

Oggi dopo quello che mi è davvero parso tanto tempo,ho rivisto P.
E' stato strano,sentirci vicine e vederci dopo tanto tempo.Ci siamo date persino un mezzo abbraccio,cosa insolita per noi,che siamo un tantino ferme sugli slanci d'affetto.
Ci sono stati alcuni silenzi,minori di quello che pensavo ma ugualmente pesanti.
Credo che stiamo prendendo strade diverse e le persone che riuscivano a tenerci unite adesso non ci sono più, ed è come se stesse soltanto a noi decidere cosa fare.
Mentre ci aggiornavamo sulle rispettive vicence mi rendevo conto che senza volerlo ero distantissima da lei.
Con la mia sedia appoggiata al muro mentre mi dondolavo dolcemente ascoltandola,mi è parsa chiarissima.
Ed è in un certo senso,diventata reale.Con forza allora mi sono scostata dal muro avvicinandomi di più a lei,
perfettamente conscia che il problema non era la distanza fra la sedia e l'altra, ma la lontananza sempre più evidente e marcata tra la mia vita e la sua.
Adesso ha un nuovo lavoro,il fidanzato storico che diventerà suo marito tra qualche anno appena e il suo futuro dai contorni ben disegnati.
Io sono qui adesso,e non so dove sarò domani.Trovo alquanto avverso pensare al mio futuro senza sentirmi pervasa da un'onda di smarrimento profondo, una nebbia troppo fitta e impossibile da penetrare anche vivendo abbastanza da spiegare le vele e vivere la mia vita.
Anche se come per magia potessi vivere nel mio futuro, un secondo appena dopo il presente, due miseri secondi dopo il passato, sarebbe comunque un mistero per me.
Perderla cosi poco a poco,facendo finta di sorridere appare ridicolo ai miei occhi.
Mi chiedo perchè si sprechi cosi tanto tempo a ciarlare e ciarlare d'amore,quando poi la maggior parte delle volte,non basta mai.

lunedì 20 giugno 2011

II

Oggi è una giornata strana.
Sento che le Ossessioni stanno per tornare.La cosa mi terrorizza come niente al mondo e l'unica cosa che cerco di fare e di pararmi il volto con i gomiti in modo da attutire il colpo.
Non so perchè succede,potrei copiare-incollare un'articolo da una qualsiasi pagina medica che spieghi il DOC, ma non ne verrebbe fuori nulla.
Non sono nuova all'ansia,agli attacchi di panico e all'ansia anticipatoria.
"Mancanza di Serotonina" viene fuori in entrambi i disturbi,questa cosa mi ha sempre fatto sorridere ma di un'ironia abbastanza amara.
Vuol dire che certe persone sono "Geneticamente Predisposte" per essere infelici?
La felicità fa parte del nostro codice genetico?
Sabato,vincendo le mia naturale ritrosia (aumentata gradualmente nel corso degli anni) mi sono messa su uno di quegli aggeggi volanti alle Giostre.
Mi sentivo morire,mentre mi rendevo conto che mentre le mie amiche urlavano sorridendo io sentivo nascere in me un terrore sempre più crescente che mi tagliava a metà lo stomaco.
E' come se,rompendo la mia bolla di cristallo per una sera e provando a divertirmi come ogni ragazza sulla terra,io avessi commesso uno "sbaglio" e ne stessi pagando le conseguenze anche adesso.
Saranno passati quasi Tre anni da quel sabato sera agghiacciante in cui sono cominciate,e forse sto imparando a riconoscere quando arrivano,quando arrivano portando con loro qualche Ossessione nuova di zecca impacchettata solo per me.
Lo capisco da come guardo le cose,con una chiarezza innaturale pronta a cogliere il lato subdolo,cattivo ed incosciente di ogni cosa, in modo che si possa annidare comodamente dentro di me e cominciare a torturarmi.
Sento una sensazione di disagio molto profondo,e vorrei proprio parlarne con mia madre per andare da uno specialista,ma il coraggio mi manca.
Non riesco a parlarne con lei,perchè è una donna forte ma molto emotiva e lo noto quando si sfoga con me su mia sorella e per me che ho sempre messo gli altri prima di tutto,renderle questo dolore gratuito è completamente inaccettabile.
Eppure sento che dovrei fare qualcosa,che dovrei parlare con qualcuno di competente che capisce tutto questo.Che ha già visto la mia paura negli occhi di qualcuno,che conosce i metodi giusti per farmi stare meglio.
Non so se ce la farò.non saprei nemmeno come iniziare un'ipotetico discorso per sondare il terreno.
Se lei non capirebbe figuriamoci mio padre, che mi ha già etichettato come "Quella strana" e questo non farebbe che peggiorare le cose.
Il loro benessere è al primo posto per me, posso stare bene solo se loro stanno bene per primi.
Non so quando è iniziato tutto questo,quando gli altri hanno cominciato a contare più di me è una specie di dictac che seguo da sempre.
E dentro di me,so che questo non sarebbe un'atto egoistico perchè il più grande torto lo faccio a me stessa fingendo di stare bene,bramando la normalità più di ogni altra cosa.
Ma la vigliaccheria vince sempre,ogni volta che penso di poter affrontare l'argomento con una chiaccherata complice che arrivi anche a questioni delicate come questa,sento il nodo alla gola che minaccia di esplodere e so che non posso farlo.
Che mostrarle la mia debolezza significa renderla partecipe, contagiarle il mio disagio significa farlo anche suo.Ed io non voglio.
Ma mi sento davvero giù,mentre ancora con i gomiti davanti al visto aspetto che arrivi il colpo che mi stramazzerà al suolo.

sabato 18 giugno 2011

I

Avevo bisogno di un posto dove poter sfogarmi,senza i commenti e le frasi aggiustatutto della gente.
Il blocco note del mio computer non mi sembra più cosi entusismante e la curiosità mascherata da interesse della gente mi irrita.
Un blog,dove nessuno legge,nè commenta mi sembrava perfetto.
Tuttavia le persone che tengono un blog,mi hanno sempre fatto arricciare il naso.
Davvero si può credere che alle persone importi quello che ti succede?
L'educazione è solo un protocollo sociale che ci viene imposto,quando chiedo a qualcuno "Come stai?" raramente mi interessa davvero.

Non ho voglia di uscire stasera,ma per svariate ragioni che non saprei esporre,mi vedo costretta a farlo.
E' da molto tempo che non esco in compagnia,non con qualcuno che non sia P. e la voglia è pari allo zero.
La mia bella prigione oggi mi appare più scintillante e confortevole che mai.Sento le catene ai piedi che mi prudono le caviglie,ma non è un dispetto; mi stanno facendo i grattini per indurmi a non andare via.
Non so quanto io sia pronta, pronta a rimettermi in gioco, a reiniziare il gioco del "Si" alla vita ed a quello che potrebbe accadere.
Ma essere pronta non è il mio forte, quando gli altri sono in posizione sulla linea del "Via" io mi sto ancora infilando i calzini.La debolezza è il mio forte.
Ho solamente voglia di salire sul mio terrazzo,accendere una sigaretta ed aspirare avidamente il primo boccone,il più amaro.

Dico Si alla vita.Dico Si al destino.Dico Si a qualsiasi cosa potrebbe portarmi lontano da qui.
E' cosi che si fa.
Domando al mio futuro "Come stai?" e aspetto in piedi che mi risponda.